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Luce a gas, troppi inganni sulle tariffe “libere”. E gli italiani fanno dietro front

La liberalizzazione totale delle bollette elettriche è carica di promesse. Ma delude, allontana, respinge. Perché confonde e inganna. Ed ecco che gli italiani invece di anticipare il “libera tutti”, che peraltro continua a slittare proprio per i dubbi che accompagnano l’operazione (ora siamo a metà 2019), si fanno persino più restii e diffidenti nel passaggio dalle tariffe tutelate alle offerte di mercato, malgrado i vantaggi che queste possono in qualche caso offrire.
L’ultimo preoccupante segnale viene dagli artefici di “ SoS tariffe”, il portare Internet che mette a confronto la sostanza e non solo la forma delle offerte commerciali dei principali servizi al cittadino scrutando i comportamenti. Tra il 2015 il 2016 le ricerche comparative sui contratti di fornitura di energia elettrica sul mercato italiano sono diminuite di oltre il 7%.
Le ragioni di questo trend, che contraddice lo spirito e gli intendimenti della liberalizzazione, sono sotto gli occhi di tutti. Nella stragrande maggioranza dei casi chiunque si avventuri nel mondo delle offerte alternative alla “maggior tutela” (la formula che riproduce sostanzialmente le vecchie tariffe uniche amministrate ante-liberalizzazione degli anni 2000) è una vittima designata. Subisce aggressioni continue via telefono o porta a porta da venditori spregiudicati se non ingannevoli. E così ci si ritrova, nella stragrande maggioranza dei casi, con offerte peggiorative.
L’autorità per l’energia e le altre istituzioni preposte sono corse ai ripari solo in parte. Hanno introdotto norme che consentono al cittadino utente di tornare indietro ripristinando il vecchio contratto di maggior tutela. L’Authority per la verità anche allestito un suo portale Internet di comparazione e certificazione delle offerte. Ma ogni cittadino che abbia avuto la voglio il coraggio di avventurarsi nella ricerca di qualcosa di diverso dalla sua storica tariffa (vale per l’elettricità ma anche per il gas) sa ormai bene di entrare in un’autentica giungla.
Risultato: una parte crescente dei clienti dei servizi di energia potenzialmente liberi si ritrova in una prigione peggiore della vecchia. Quella degli inganni.
Male? Malissimo per il cittadino. Ma ancor di più per gli esiti di una liberalizzazione che risponde, in teoria, a motivazioni sacrosante. Ma che rischia, così facendo, di produrre diffidenza. Creando invece dell’auspicabile allenamento al libero mercato un’involuzione verso uno scenario arcaico cui il desiderio di protezione e di tutela da parte del cittadino-consumatore nega gli stessi principi della concorrenza e di un moderno Stato democratico. I nostri governanti ne sono consapevoli?

Guarda qui: Travolti dai pirati
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E qui: I buoni consigli
E ancora: Bolletta da rifare

  • Fla |

    Lo stato democratico, nato dalle Costituzioni antifasciste, non prevede affatto la “principi di concorrenza”, o almeno non se ne trova alba della nostra cara Costituzione. La concorrenza è lo specchietto per le allodole di chi crede alle virtù taumaturgiche del mercato autoregolatore, che in realtà è per l’appunto, una giungla dove il più forte mangia il debole, quindi senza alba di qualsivoglia “democraticità”. Democratico è invece pagare il giusto per il servizio che si ottiene. Fanno bene quindi gli italiani, scottati dal cosiddetto “mercato”, a voler ritornare sotto tutela del Servizio Elettrico Nazionale, visto che l’attuale libero mercato è democratico solamente nel socializzare le truffe a danno dei cittadini…

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